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Ordinanza — n. 18481/2026 — snpen Generato dall'IA

Italian Supreme Court dismisses appeal against false document conviction for lack of explicit reasoning on statutory exemption.

Numero d'incarto Ordinanza — n. 18481/2026 — snpen
Autorità giudiziaria
Giurisdizione Italia (IT)
Data della decisione
Esito del giudizio Inammissibile (Inadmissible)

Sintesi Legislator

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The Italian Supreme Court declared the appeal inadmissible against a conviction for using a false document. The appellant argued the lower court failed to explicitly apply the statutory exemption for minor offenses due to lack of specific reasoning. The court ruled that the conviction was implicitly based on the defendant's criminal history, making the reasoning sufficient despite its implicit nature.

Regesto Legislator

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Art. 489 comma 1 cod. pen.; Art. 131 bis cod. pen.: The court may rely on implicit reasoning to establish the absence of statutory exemptions when the defendant's criminal history clearly indicates habitual behavior.

Parole chiave

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false document conviction implicit reasoning standard statutory exemption minor criminal history habitual appeal inadmissible sanzioni pecuniarie riesame dell'entità pena sanzione sproporzionata

Disposizioni normative citate

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Art. 489 comma 1 cod. pen.
Art. 131 bis cod. pen.
3 della sentenza impugnata); ritenuto che il secondo ed ultimo motivo, che denunzia vizio di omessa motivazione in ordine alla mancata applicazione della causa di non punibilità di cui all'art. 131 bis cod.
art. 131 bis cod. pen
3 della sentenza impugnata); ritenuto che il secondo ed ultimo motivo, che denunzia vizio di omessa motivazione in ordine alla mancata applicazione della causa di non punibilità di cui all'art. 131 bis cod.

Giurisprudenza citata

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Sez. 5, n. 24780 dell'8/03/2017
pen., è del tutto generico e comunque manifestamente infondato in quanto l'assenza dei presupposti della particolare tenuità del fatto può essere rilevata anche con motivazione implicita (Sez. 5, n. 24780 dell'8/03/2017, Rv.
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Testo completo

il 05/06/1969 avverso la sentenza del 15/09/2025 della CORTE APPELLO di CATANIA dato avviso alle parti; udita la relazione svolta dal Consigliere RICCARDO NERUCCI;RITENUTO IN FATTO E IN DIRITTO Rilevato che Keita Sekou Kerfalla ricorre avverso la sentenza della Corte di Appello di Catania che ha confermato la condanna dell'imputato per il reato di uso di atto falso di cui all'art. 489, comma 1, cod. pen.; rilevato che il primo motivo di ricorso, che contesta l'eccessività della pena, è manifestamente infondato perché l'obbligo di motivazione è, nel caso di specie, adeguatamente assolto attraverso il congruo riferimento agli elementi ritenuti decisivi o rilevanti (si veda, in particolare pag. 3 della sentenza impugnata); ritenuto che il secondo ed ultimo motivo, che denunzia vizio di omessa motivazione in ordine alla mancata applicazione della causa di non punibilità di cui all'art. 131 bis cod. pen., è del tutto generico e comunque manifestamente infondato in quanto l'assenza dei presupposti della particolare tenuità del fatto può essere rilevata anche con motivazione implicita (Sez. 5, n. 24780 dell'8/03/2017, Rv. 270033 - 01) e nel caso di specie la sentenza impugnata (v. pag. 3), nel ribadire che l'imputato risulta essere gravato da numerosi precedenti specifici, ha implicitamente e inequivocamente fatto riferimento all'abitualità del comportamento criminoso; rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.

P. Q. M. Dich P.Q.M