Legislator Giurisprudenza & Legislazione
Ordinanza — n. 29016/2024 — snpen Generato dall'IA

Criminal appeal dismissed for lack of specific grounds regarding mitigating circumstances and sentencing errors.

Numero d'incarto Ordinanza — n. 29016/2024 — snpen
Autorità giudiziaria
Giurisdizione Italia (IT)
Data della decisione
Esito del giudizio Inammissibile (Inadmissible)

Sintesi Legislator

Generato dall'IA

The Court of Cassazione declared Luigi Antonaci's appeal inadmissible due to the failure to specifically argue the lack of a mitigating circumstance of particular leniency in the appellate judgment. The appellant also raised generic challenges regarding sentencing comparisons and penalty increments, which the court found unsupported by law. Consequently, the appeal was rejected to prevent the introduction of new issues in the final instance that should have been raised earlier.

Regesto Legislator

Generato dall'IA

Art. 606, comma 3, cod. proc. pen.; Art. 364, cod. proc. pen.: The Court of Cassazione cannot admit for the first time in the final instance issues not previously specifically raised as grounds for appeal, particularly regarding alleged defects in motivation or sentencing, to avoid annulling a decision based on points intentionally excluded from the appellate court's consideration.

Parole chiave

Generato dall'IA
lack of specific grounds appeal inadmissibility mitigating circumstances final instance review chain of devolution sentencing errors penalty increment circostanza attenuante

Disposizioni normative citate

Generato dall'IA
Art. 606, comma 3, cod. proc. pen.
espressamente art. 606, comma 3, cod.
Art. 364, cod. proc. pen.
Generato dall'IA

Ti chiedi come si applica questa sentenza alla tua fattispecie?

Analizza questa decisione insieme alla legislazione federale e cantonale, ai commentari e alla giurisprudenza successiva in Legislator AI.

Apri in Legislator →

Testo completo

a seguente ORDINANZA sul ricorso proposto da: ANTONACI LUIGI nato a CASSANO ALLO IONIO il 29/05/1988 avverso la sentenza del 23/11/2023 della CORTE APPELLO di BOLOGNAdato avviso alle parti; udita la relazione svolta dal Consigliere MASSIMO PERROTTI; 47-9160 IN FATTO E IN DIRITTO Letto il ricorso proposto nell'interesse. di Antonaci Luigi; considerato che l'unico motivo di ricorso, con il quale si deduce il vizio di motivazione in ordine al mancato riconoscimento della circostanza attenuante della ricettazione di particolare tenuità, non risulta essere stato previamente e specificamente dedotto come motivo di appello con evidente interruzione della catena devolutiva poiché, secondo il consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità, deve ritenersi sistematicamente non consentita (non soltanto per le violazioni di legge, per le quali cfr. espressamente art. 606, comma 3, cod. proc. pen.) la proponibilità per la prima volta in sede di legittimità di questioni che non abbiano costituito oggetto di motivi di gravame, dovendosi evitare il rischio che in sede di legittimità sia annullato il provvedimento impugnato con riferimento ad un punto della decisione rispetto al quale si configura "a priori" un inevitabile difetto di motivazione per essere stato intenzionalmente sottratto alla cognizione del giudice di appello; che le generiche censure relative al trattamento sanzionatorio e, in particolare, al ritenuto giudizio di comparazione fra opposte circostanze e all'incremento di pena operato a titolo di continuazione, sono manifestamente infondate poiché la Corte territoriale ha confermato il giudizio di equivalenza, già disposto dal giudice di primo grado, e il minimo incremento di pena a titolo di continuazione con motivazione conforme al dato normativo e al consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità sul punto (si vedano, in particolare, pagg. 4 e 5); ritenuto, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende. Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 2 luglio 2024.