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Ordinanza — n. 13445/2025 — snpen Generato dall'IA

Cassation court dismisses appeal against probation order due to lack of critical self-revision and positive risk assessment.

Numero d'incarto Ordinanza — n. 13445/2025 — snpen
Autorità giudiziaria
Giurisdizione Italia (IT)
Data della decisione
Esito del giudizio Inammissibile (Inadmissible)

Sintesi Legislator

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The Court of Cassation declared the appeal inadmissible, upholding the lower court's refusal of probation for the defendant. The defendant argued that the trial court failed to consider external observation reports and violated statutory requirements, but the court found these arguments merely confutative without logical flaws in the original decision. The court ruled that the refusal was justified by the defendant's failure to demonstrate a critical self-revision process and her involvement in criminal environments, which precluded a positive prognosis for rehabilitation.

Regesto Legislator

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Art. 47 ord. pen.; In probation cases, the gravity of the crime or prior record alone cannot negatively decide the request, and a complete critical revision of the past is not required; it suffices that the observation of personality shows such a process has been at least initiated.

Parole chiave

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probation order service social critical self-revision recidivism risk inadmissible appeal rehabilitation prognosis penal surveillance verosimiglianza della persecuzione

Disposizioni normative citate

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Art. 47 ord. pen.
SORVEGLIANZA di PERUGIAdato avviso alle parti; udita la relazione svolta dal Consigliere VINCENZO GALATI; Visti gli atti e l'ordinanza impugnata; letti i motivi del ricorso; letta la memoria del difensore; rilevato che: l'affidamento in prova al servizio sociale, disciplinato dall'art. 47 legge 26 luglio 1975, n.
Sez. 1, n. 4390 del 20/12/2019
Sez. 1, n. 31420 del 05/05/2015
278174, conforme Sez. 1, n. 31420 del 05/05/2015, Incarbone, Rv.
Sez. 1, n. 43863 del 23/10/2024
Sez. 1, Sentenza n. 1410 del 30/10/2019
Sez. 1, Sentenza n. 1410 del 30/10/2019, dep.
Sez. 1, n. 14962 del 17/03/2009
354 — ed il titolo di reato, può essere comunque ammesso alla detenzione domiciliare, alla sola condizione che sia scongiurato il pericolo di commissione di nuovi reati (Sez. 1, n. 14962 del 17/03/2009, Castiglione, Rv.
Sez. 1, n. 16822 del 20/12/2022
Sez. 1, n. 652 del 10/02/1992
284500) — e l'eventuale scelta di quella ritenuta maggiormente congrua nel caso concreto; le relative valutazioni non sono censurabili in sede di legittimità, se sorrette da motivazione adeguata e rispondente a canoni logici (Sez. 1, n. 652 del 10/02/1992, Caroso, Rv.

Giurisprudenza citata

Generato dall'IA
Sez. 1, n. 4390 del 20/12/2019
Sez. 1, n. 31420 del 05/05/2015
278174, conforme Sez. 1, n. 31420 del 05/05/2015, Incarbone, Rv.
Sez. 1, n. 43863 del 23/10/2024
Sez. 1, Sentenza n. 1410 del 30/10/2019
Sez. 1, Sentenza n. 1410 del 30/10/2019, dep.
Sez. 1, n. 14962 del 17/03/2009
354 — ed il titolo di reato, può essere comunque ammesso alla detenzione domiciliare, alla sola condizione che sia scongiurato il pericolo di commissione di nuovi reati (Sez. 1, n. 14962 del 17/03/2009, Castiglione, Rv.
Sez. 1, n. 16822 del 20/12/2022
Sez. 1, n. 652 del 10/02/1992
284500) — e l'eventuale scelta di quella ritenuta maggiormente congrua nel caso concreto; le relative valutazioni non sono censurabili in sede di legittimità, se sorrette da motivazione adeguata e rispondente a canoni logici (Sez. 1, n. 652 del 10/02/1992, Caroso, Rv.
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Testo completo

a seguente ORDINANZA sul ricorso proposto da: DI TELLA RACHELE nato a VILLA DI BRIANO il 19/02/1959 avverso l'ordinanza del 10/10/2024 del TRIB. SORVEGLIANZA di PERUGIAdato avviso alle parti; udita la relazione svolta dal Consigliere VINCENZO GALATI; Visti gli atti e l'ordinanza impugnata; letti i motivi del ricorso; letta la memoria del difensore; rilevato che: l'affidamento in prova al servizio sociale, disciplinato dall'art. 47 legge 26 luglio 1975, n. 354, è una misura alternativa alla detenzione carceraria che attua la finalità costituzionale rieducativa della pena e che può essere adottata, entro la generale cornice di ammissibilità prevista dalla legge, allorché, sulla base dell'osservazione della personalità del condannato condotta in istituto, o del comportamento da lui serbato in libertà, si ritenga che essa, anche attraverso l'adozione di opportune prescrizioni, possa contribuire alla risocializzazione prevenendo il pericolo di ricaduta nel reato;

«ai fini della concessione dell'affidamento in prova al servizio sociale, pur non potendosi prescindere dalla natura e dalla gravità dei reati per cui è stata irrogata la pena in espiazione, quale punto di partenza dell'analisi della personalità del soggetto, è tuttavia necessaria la valutazione della condotta successivamente serbata dal condannato, essendo indispensabile l'esame anche dei comportamenti attuali del medesimo, attesa l'esigenza di accertare non solo l'assenza di indicazioni negative, ma anche la presenza di elementi positivi che consentano un giudizio prognostico di buon esito della prova e di prevenzione del pericolo di recidiva» (Sez. 1, n. 4390 del 20/12/2019, dep. 2020, Nicolai, Rv. 278174, conforme Sez. 1, n. 31420 del 05/05/2015, Incarbone, Rv. 264602). deve essere considerato e ribadito, che «in tema di affidamento in prova al servizio sociale, ai fini del giudizio prognostico in ordine alla realizzazione delle prospettive cui è finalizzato l'istituto, e, quindi, dell'accoglimento o del rigetto dell'istanza, non possono, di per sé, da soli, assumere decisivo rilievo, in senso negativo, elementi quali la gravità del reato per cui è intervenuta condanna, i precedenti penali o la mancata ammissione di colpevolezza, né può richiedersi, in positivo, la prova che il soggetto abbia compiuto una completa revisione critica del proprio passato, essendo sufficiente che, dai risultati dell'osservazione della personalità, emerga che un siffatto processo critico sia stato almeno avviato» (Sez. 1, n. 43863 del 23/10/2024, Scuotto, Rv. 287151;

Sez. 1, Sentenza n. 1410 del 30/10/2019, dep. 2020, M., Rv. 277924). le fonti di conoscenza che il Tribunale di sorveglianza è chiamato a valutare sono sia il reato commesso, i precedenti penali, le pendenze processuali e le informazioni di polizia sia anche la condotta carceraria ed i risultati dell'indagine socio-familiare operata dalle strutture di osservazione, onde verificare la sussistenza di elementi positivi che facciano ragionevolmente ritenere la proficuità dell'affidamento, quali l'assenza di nuove denunzie, il ripudio delle condotte 2 jJ devianti passate, l'adesione ai valori socialmente condivisi, l'attaccamento al contesto familiare, la condotta di vita attuale, la congruità della condanna e l'eventuale buona prospettiva risocializzante se il presupposto dell'emenda non è riscontrato, o non lo è nella misura reputata adeguata, il condannato, se lo consentono il limite di pena — diversamente stabilito con riferimento alle varie ipotesi disciplinate dall'art. 47-ter legge 26 luglio 1975, n. 354 — ed il titolo di reato, può essere comunque ammesso alla detenzione domiciliare, alla sola condizione che sia scongiurato il pericolo di commissione di nuovi reati (Sez. 1, n. 14962 del 17/03/2009, Castiglione, Rv. 243745); il fine rieducativo si attua, in tal caso, mediante una misura dal carattere più marcatamente contenitivo, saldandosi alla tendenziale sfiducia ordinamentale sull'efficacia del trattamento penitenziario instaurato rispetto a pene di contenuta durata; rientra nella discrezionalità del giudice di merito l'apprezzamento in ordine all'idoneità o meno, ai fini della risocializzazione e della prevenzione della recidiva, delle misure alternative — alla cui base vi è la comune necessità di una prognosi positiva, seppur differenziata nei termini suindicati, frutto di un unitario accertamento (Sez. 1, n. 16822 del 20/12/2022, dep. 2023, Pattaro, Rv. 284500) — e l'eventuale scelta di quella ritenuta maggiormente congrua nel caso concreto; le relative valutazioni non sono censurabili in sede di legittimità, se sorrette da motivazione adeguata e rispondente a canoni logici (Sez. 1, n. 652 del 10/02/1992, Caroso, Rv. 189375), basata su esaustiva, ancorché se del caso sintetica, ricognizione degli incidenti elementi di giudizio; ritenuto che: nel caso di specie, il Tribunale di sorveglianza ha disatteso l'istanza di ammissione alla misura dell'affidamento in prova al servizio sociale sul rilievo che la Di Tella non ha avviato un percorso di revisione critica del proprio operato e risulta coinvolta nelle attività gestite formalmente dal marito che risulta inserito negli ambienti malavitosi del casertano, di tal ché non risulta possibile formulare neppure una prognosi certa di non recidiva nel reato; a fronte di un giudizio scevro da vizi logici e saldamente ancorato alle emergenze procedimentali, la ricorrente oppone ragioni di carattere meramente confutativo in quanto, da un lato, ha eccepito, in termini del tutto generici, la violazione dell'art. 47 ord. pen. senza illustrare in termini compiuti le relative ragioni e, dall'altro, ha lamentato la mancata acquisizione della relazione di osservazione esterna senza indicare quali elementi positivo sarebbero emersi da tale documento e senza confrontarsi con la parte di motivazione (pag.

2) che ha indicato l'avvenuta acquisizione della relazione socio - familiare in data 8 gennaio 2024 dell'UEPE di Terni; la ricorrente si pone, a ben vedere, in un'ottica di mera confutazione, che non riesce ad individuare fratture logiche nel ragionamento sotteso alla decisione impugnata, incentrato sull'omesso avvio di un effettivo processo di emenda e, di conseguenza, sull'attuale inidoneità dell'affidamento in prova al servizio sociale a prevenire il rischio, ancora concreto, di recidiva; considerato che, pertanto, deve essere dichiarata la inammissibilità del ricorso, con conseguente condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali e, in mancanza di elementi atti a escludere la colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, al versamento della somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende;

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somm