Legislator Giurisprudenza & Legislazione
Ordinanza — n. 5991/2025 — snpen Generato dall'IA

Italian Supreme Court dismisses appeal for lack of specificity and inadmissibility of sentencing arguments.

Numero d'incarto Ordinanza — n. 5991/2025 — snpen
Autorità giudiziaria
Giurisdizione Italia (IT)
Data della decisione
Esito del giudizio Inammissibile (Inadmissible)

Sintesi Legislator

Generato dall'IA

The Italian Supreme Court declared the appeal inadmissible, ordering the appellant to pay court costs and a fine. The appellant argued against the factual reasoning and the sentence length, but the court found the first ground too vague and the second ground legally barred in this stage. The court ruled that sentencing discretion belongs to the trial judge and that such arguments must have been raised specifically during the appeal phase.

Regesto Legislator

Generato dall'IA

Art. 606 comma 3 cod. proc. pen.; Artt. 132 e 133 cod. pen.: An appeal must specifically cite procedural violations to be admissible, and challenges to the length of the sentence are generally inadmissible in the court of cassation as they fall within the discretion of the trial judge.

Parole chiave

Generato dall'IA
lack of specificity inadmissible appeal sentencing discretion procedural requirements court of cassation circostanze attenuanti scemata imputabilità importanza del successo d'integrazione

Disposizioni normative citate

Generato dall'IA
Art. 606 comma 3 cod. proc. pen.
Artt. 132 e 133 cod. pen.
art. 606 comma 3 cod. proc. pen
Generato dall'IA

Ti chiedi come si applica questa sentenza alla tua fattispecie?

Analizza questa decisione insieme alla legislazione federale e cantonale, ai commentari e alla giurisprudenza successiva in Legislator AI.

Apri in Legislator →

Testo completo

seguente ORDINANZA sul ricorso proposto da: SANDEVA MARIYA MILANOVA nato il 15/10/1975 avverso la sentenza del 07/03/2024 della CORTE APPELLO di TRIESTEdato avviso alle parti; udita la relazione svolta dal Consigliere IGNAZIO PARDO;

RITENUTO IN FATTO

E

CONSIDERATO IN DIRITTO

—Letto il ricorso di Milanova Mariya Sandeva, ritenuto che il primo motivo di ricorso che contesta la correttezza della motivazione posta a base del giudizio di responsabilità tende a prefigurare una rivalutazione delle fonti probatorie e/o un'alternativa ricostruzione dei fatti mediante criteri di valutazione diversi da quelli adottati dal giudice del merito, estranee al sindacato del presente giudizio ed evulse da pertinente individuazione di specifici e decisivi travisamenti di emergenze processuali valorizzate dai giudicanti; che la mancanza di specificità del motivo deve essere apprezzata per la mancanza di correlazione tra la complessità delle ragioni argomentate nella decisione impugnata e quelle poste a fondamento dell'impugnazione, queste non potendo ignorare le esplicitazioni del giudice censurato, senza cadere nel vizio di mancanza di specificità; che manifestamente infondato appare anche il motivo sulla destrezza avuto riguardo alle modalità del furto; ritenuto che il secondo motivo di ricorso che contesta il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e l'eccessività della pena non è consentito in sede di legittimità; considerato che il motivo di ricorso che contesta la mancata applicazione delle circostanze attenuanti generiche non è consentito in sede di legittimità perché la censura non risulta essere stata previamente dedotta come motivo di appello secondo quanto è prescritto a pena di inammissibilità dall'art. 606 comma 3 cod. proc. pen., che l'odierno ricorrente avrebbe dovuto contestare specificamente nell'odierno ricorso, se incompleto o comunque non corretto; ritenuto che il motivo di ricorso che contesta l'eccessività della pena non è consentito dalla legge in sede di legittimità ed è manifestamente infondato perché, secondo l'indirizzo consolidato della giurisprudenza, la graduazione della pena, anche in relazione agli aumenti ed alle diminuzioni previsti per le circostanze aggravanti ed attenuanti e per fissare la pena base rientra nella discrezionalità del giudice di merito, che la esercita in aderenza ai principi enunciati negli artt. 132 e 133 cod. pen.; che nella specie l'onere argomentativo del giudice è adeguatamente assolto attraverso un congruo riferimento agli elementi ritenuti decisivi o rilevanti (si veda, in particolare pag. 4 della sentenza impugnata); 2 IV rilevato che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile con condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma- di euro tremila in favore della Cassa delle ammende;

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende. Così decis