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Ordinanza — n. 34310/2024 — snpen Generato dall'IA

Ordinanza — n. 34310/2024 — snpen · Corte di Cassazione

Numero d'incarto Ordinanza — n. 34310/2024 — snpen
Autorità giudiziaria
Giurisdizione Italia (IT)
Data della decisione

Sintesi Legislator

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Con sentenza del 14 luglio 2022 la Corte di appello di Palermo - per quanto di interesse in questa sede - ha confermato la pronuncia del locale Tribunale del 14 novembre 2019 con cui Landolina Giuseppe era stato condannato alla pena di anni uno di reclusione ed euro 516,00 di multa in ordine al reato di cui agli artt. 110, 624, 625 n. 4 e 8-bis cod. pen. Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione l'imputato, a mezzo del suo difensore, deducendo, con un unico motivo, vizio di motivazione e violazione di legge in relazione agli artt. 125, 192 e 512 cod. proc. pen., per essere stato erroneamente fondato il riconoscimento della sua responsabilità penale sulle esclusive dichiarazioni rese dalla persona offesa, acquisite agli atti ai sensi dell'art. 512 cod. proc. pen.

Regesto Legislator

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art. 512 cod. proc. pen; Ordinanza — n. 34310/2024 — snpen · Corte di Cassazione: 110, 624, 625 n. 4 e 8-bis cod. pen. Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione l'imputato, a mezzo del suo difensore, deducendo, con un unico motivo, vizio di motivazione e violazione di legge in relazione agli artt. 125, 192 e 512 cod. proc. pen., per essere stato erroneamente fondato il riconoscimento della sua responsabilità penale sulle esclusive dichiarazioni rese dalla persona offesa, acquisite agli atti ai sensi dell'art. 512 cod. proc. pen.

Parole chiave

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gravi addebiti penali altri capi d'accusa aggravamento della pena verdetto di colpevolezza ripudiazione contravvenzione

Disposizioni normative citate

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art. 512 cod. proc. pen
pen., per essere stato erroneamente fondato il riconoscimento della sua responsabilità penale sulle esclusive dichiarazioni rese dalla persona offesa, acquisite agli atti ai sensi dell'art. 512 cod. proc. pen.

Giurisprudenza citata

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Corte Cost., sent. n. 186/2000
All'inammissibilità del ricorso segue, per legge, la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali ed alla somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende, non ravvisandosi ragioni di esonero (Corte Cost., sent. n. 186/2000).
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Testo completo

a seguente ORDINANZA sul ricorso proposto da: LANDOLINA GIUSEPPE nato a PALERMO il 12/06/1976 avverso la sentenza del 14/07/2022 della CORTE APPELLO di PALERMOdato avviso alle parti; udita la relazione svolta dal Consigliere ALESSANDRO D'ANDREA;

RITENUTO IN FATTO

E

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Con sentenza del 14 luglio 2022 la Corte di appello di Palermo - per quanto di interesse in questa sede - ha confermato la pronuncia del locale Tribunale del 14 novembre 2019 con cui Landolina Giuseppe era stato condannato alla pena di anni uno di reclusione ed euro 516,00 di multa in ordine al reato di cui agli artt. 110, 624, 625 n. 4 e 8-bis cod. pen. Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione l'imputato, a mezzo del suo difensore, deducendo, con un unico motivo, vizio di motivazione e violazione di legge in relazione agli artt. 125, 192 e 512 cod. proc. pen., per essere stato erroneamente fondato il riconoscimento della sua responsabilità penale sulle esclusive dichiarazioni rese dalla persona offesa, acquisite agli atti ai sensi dell'art. 512 cod. proc. pen.

2. Il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, in quanto proposto con motivo non deducibile in questa sede di legittimità. Deve essere osservato, infatti, come esso, lungi dal confrontarsi con la congrua e logica motivazione resa dalla Corte territoriale in replica alle analoghe doglianze eccepite con l'atto di appello, reiteri le medesime considerazioni critiche espresse nel precedente atto impugnatorio, proposto avverso la sentenza di primo grado. Per come ripetutamente chiarito da questa Corte di legittimità (cfr., ex plurimis, Sez. 6, n. 8700 del 21/01/2013, Leonardo, Rv. 254584-01), la funzione tipica dell'impugnazione è quella della critica argomentata avverso il provvedimento cui si riferisce.

Tale critica argomentata si realizza attraverso la presentazione di motivi che, a pena di inammissibilità (artt. 581 e 591 cod. proc. pen.), devono indicare specificamente le ragioni di diritto e gli elementi di fatto che sorreggono ogni richiesta. Contenuto essenziale dell'atto di impugnazione, cioè, è innanzitutto e indefettibilmente il confronto puntuale (con specifica indicazione delle ragioni di diritto e degli elementi di fatto che fondano il dissenso) con le argomentazioni del provvedimento il cui dispositivo si contesta. Risulta di chiara evidenza, pertanto, che se il motivo di ricorso, come nel caso in esame, non si confronta con la motivazione della sentenza impugnata, per ciò solo si destina all'inammissibilità, venendo meno in radice l'unica funzione per la quale è previsto e ammesso (la critica argomentata al provvedimento).

E' inammissibile, quindi, il ricorso per cassazione che riproduce e reitera gli stessi motivi prospettati con l'atto di appello e motivatamente respinti in secondo grado, senza confrontarsi criticamente con gli argomenti utilizzati nel provvedimento impugnato ma limitandosi, in maniera generica, a lamentare una presunta carenza o illogicità della motivazione (così, tra le altre: Sez. 2, n. 27816 del 22/03/2019, Rovinelli, Rv. 276970-01; Sez. 3, n. 44882 del 18/07/2014, Cariolo, Rv. 260608-01; Sez. 6, n. 20377 del 11/03/2009, Arnone, Rv. 243838-01).

3. All'inammissibilità del ricorso segue, per legge, la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali ed alla somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende, non ravvisandosi ragioni di esonero (Corte Cost., sent. n. 186/2000). P. Q. M. Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende. Così deciso in Roma il 12 giugno 2024 Il Consig