Legislator Giurisprudenza & Legislazione
Ordinanza — n. 12435/2024 — snpen Generato dall'IA

Ordinanza — n. 12435/2024 — snpen · Corte di Cassazione

Numero d'incarto Ordinanza — n. 12435/2024 — snpen
Autorità giudiziaria
Giurisdizione Italia (IT)
Data della decisione

Sintesi Legislator

Generato dall'IA

a seguente ORDINANZA sul ricorso proposto da: DI TILLIO DANILO nato a PESCARA il 30/05/1972 avverso la sentenza del 22/09/2023 della CORTE APPELLO di L'AQUILAdato avviso alle parti; udita la relazione svolta dal Consigliere EMANUELA GAI; Ritenuto che il primo motivo di ricorso di Di Tillio Danilo, che contesta la correttezza della motivazione posta%ase della dichiarazione di responsabilità per il reato di cui all'art. 73 comma 5 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, assumendo la finalità di uso personale, non è consentito dalla legge in sede di legittimità, perché è costituito da mere doglianza in punto di fatto; volto a prefigurare una rivalutazione e/o alternativa lettura delle fonti probatorie, estranee al sindacato di legittimità e avulse da pertinenti individuazione di specifici travisamenti probatori valorizzate dal giudice del merito.

Regesto Legislator

Generato dall'IA

Ordinanza — n. 12435/2024 — snpen · Corte di Cassazione: Rilevato che pertanto che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3000 in favore della Cassa delle Ammende.

Parole chiave

Generato dall'IA
tossicodipendenza reati qualificati contro gli stupefacenti abuso di sostanze traffico internazionale di stupefacenti consumo di canapa sostanze soggette a restrizione
Generato dall'IA

Ti chiedi come si applica questa sentenza alla tua fattispecie?

Analizza questa decisione insieme alla legislazione federale e cantonale, ai commentari e alla giurisprudenza successiva in Legislator AI.

Apri in Legislator →

Testo completo

a seguente ORDINANZA sul ricorso proposto da: DI TILLIO DANILO nato a PESCARA il 30/05/1972 avverso la sentenza del 22/09/2023 della CORTE APPELLO di L'AQUILAdato avviso alle parti; udita la relazione svolta dal Consigliere EMANUELA GAI; Ritenuto che il primo motivo di ricorso di Di Tillio Danilo, che contesta la correttezza della motivazione posta%ase della dichiarazione di responsabilità per il reato di cui all'art. 73 comma 5 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, assumendo la finalità di uso personale, non è consentito dalla legge in sede di legittimità, perché è costituito da mere doglianza in punto di fatto; volto a prefigurare una rivalutazione e/o alternativa lettura delle fonti probatorie, estranee al sindacato di legittimità e avulse da pertinenti individuazione di specifici travisamenti probatori valorizzate dal giudice del merito.

La sentenza impugnata in continuità con quella di primo grado ha argomentato la detenzione per fini non esclusivamente personale dello stupefacente tenuto conto del quantitativo non trascurabil9piari a grammi 40,19 di marijuana e grammi 45,71 di hashish, la contemporanea detenzione di sostanze di tipo diverse, l'assenza di dimostrazione di uso di stupefacenti, la presenza di tre bilancini, si tratta di una motivazione che è congrua e come tale insindacabile in questa sede. Considerato che il secondo motivo di ricorso che contesta la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche è manifestamente infondato perché, secondo l'indirizzo consolidato della giurisprudenza, nel motivare il diniego del beneficio richiesto, è sufficiente un congruo riferimento, da parte del giudice di merito agli elementi ritenuti decisivi o rilevanti, come è avvenuto nel caso di specie avendo escluso la mitigazione del trattamento sanzionatorio in ragione dei precedenti penali (Sez. 5, n. 43952 del 13/04/2017, Rv. 271269 - 01).

Rilevato che pertanto che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3000 in favore della Cassa delle Ammende.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di C 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende. Così deciso in Roma, il 15 marzo 2024