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Ordinanza — n. 40191/2023 — snpen Generato dall'IA

Ordinanza — n. 40191/2023 — snpen · Corte di Cassazione

Numero d'incarto Ordinanza — n. 40191/2023 — snpen
Autorità giudiziaria
Giurisdizione Italia (IT)
Data della decisione

Sintesi Legislator

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seguente ORDINANZA sul ricorso proposto da: NOBILE VINCENZO nato a ACERRA il 27/11/1992 avverso la sentenza del 20/01/2023 della CORTE APPELLO di TORINOdato avviso alle parti; udita la relazione svolta dal Consigliere IGNAZIO PARDO; Ritenuto che l'unico motivo di ricorso, che contesta il vizio motivazionale e la violazione di legge in relazione agli artt. 628, 624, 62 bis cod. pen., è inammissibile poiché fondato su profili di censura che si risolvono nella pedissequa reiterazione di quelli già dedotti in appello e puntualmente disattesi dalla corte di merito, dovendosi gli stessi considerare non specifici ma soltanto apparenti, in quanto omettono di assolvere la tipica funzione di una critica argomentata avverso la sentenza oggetto di ricorso (si veda, in particolare, pag. 5 della sentenza impugnata sulla corretta configurabilità del reato come rapina aggravata e pag. 6 in punto di congruità della pena inflitta, con corretta valutazione di bilanciamento tra le già concesse circostanze attenuanti e l'aggravante di cui all'art. 628 comma terzo n. 3 quater cod. pen.); rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.

Regesto Legislator

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Ordinanza — n. 40191/2023 — snpen · Corte di Cassazione: 628, 624, 62 bis cod. pen., è inammissibile poiché fondato su profili di censura che si risolvono nella pedissequa reiterazione di quelli già dedotti in appello e puntualmente disattesi dalla corte di merito, dovendosi gli stessi considerare non specifici ma soltanto apparenti, in quanto omettono di assolvere la tipica funzione di una critica argomentata avverso la sentenza oggetto di ricorso (si veda, in particolare, pag. 5 della sentenza impugnata sulla corretta configurabilità del reato come rapina aggravata e pag. 6 in punto di congruità della pena inflitta, con corretta valutazione di bilanciamento tra le già concesse circostanze attenuanti e l'aggravante di cui all'art. 628 comma terzo n. 3 quater cod. pen.); rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.

Parole chiave

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reiterazione di reati penali commisurazione della pena per rapina revisione della sentenza penale aggravamento della pena pentito reati penali gravi
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Testo completo

seguente ORDINANZA sul ricorso proposto da: NOBILE VINCENZO nato a ACERRA il 27/11/1992 avverso la sentenza del 20/01/2023 della CORTE APPELLO di TORINOdato avviso alle parti; udita la relazione svolta dal Consigliere IGNAZIO PARDO;

RITENUTO IN FATTO

E

CONSIDERATO IN DIRITTO

Ritenuto che l'unico motivo di ricorso, che contesta il vizio motivazionale e la violazione di legge in relazione agli artt. 628, 624, 62 bis cod. pen., è inammissibile poiché fondato su profili di censura che si risolvono nella pedissequa reiterazione di quelli già dedotti in appello e puntualmente disattesi dalla corte di merito, dovendosi gli stessi considerare non specifici ma soltanto apparenti, in quanto omettono di assolvere la tipica funzione di una critica argomentata avverso la sentenza oggetto di ricorso (si veda, in particolare, pag. 5 della sentenza impugnata sulla corretta configurabilità del reato come rapina aggravata e pag. 6 in punto di congruità della pena inflitta, con corretta valutazione di bilanciamento tra le già concesse circostanze attenuanti e l'aggravante di cui all'art. 628 comma terzo n. 3 quater cod. pen.); rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende. Così deciso in Roma, il 11/07/2023 Il Consigli