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Ordinanza — n. 23398/2023 — snpen Generato dall'IA

Ordinanza — n. 23398/2023 — snpen · Corte di Cassazione

Numero d'incarto Ordinanza — n. 23398/2023 — snpen
Autorità giudiziaria
Giurisdizione Italia (IT)
Data della decisione

Sintesi Legislator

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seguente ORDINANZA sui ricorsi proposti da: POMPIZII FABRIZIO nato a TERAMO il 27/04/1969 ORLANDO VITTORIO nato a TORCHIAROLO il 13/11/1957 avverso la sentenza del 29/09/2022 della CORTE APPELLO di L'AQUILAdato avviso alle parti; udita la relazione svolta dal Consigliere LUIGI AGOSTINACCHIO;

Regesto Legislator

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Ordinanza — n. 23398/2023 — snpen · Corte di Cassazione: La Corte di appello di L'Aquila, con sentenza del 29 settembre 2022, ha confermato la sentenza del Tribunale di Teramo, pronunciata in data 8 novembre 2021, che aveva condannato Pompizii Fabrizio e Orlando Vittorio alle pene ritenute di giustizia per il reato di truffa. Ritenuto che i ricorsi presentati con un unico atto, con i quali si censura l'affermazione di penale responsabilità degli imputati per il delitto di truffa contestato, sono privi dei requisiti prescritti a pena di inammissibilità dall'art. 581, comma 1, lett.

Parole chiave

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pluralità di motivazioni motivi di cassazione allegazioni insufficientemente motivate cumulo di azioni legittimazione a ricorrere difetto di legittimazione dell'associazione
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Testo completo

seguente ORDINANZA sui ricorsi proposti da: POMPIZII FABRIZIO nato a TERAMO il 27/04/1969 ORLANDO VITTORIO nato a TORCHIAROLO il 13/11/1957 avverso la sentenza del 29/09/2022 della CORTE APPELLO di L'AQUILAdato avviso alle parti; udita la relazione svolta dal Consigliere LUIGI AGOSTINACCHIO;

RITENUTO IN FATTO

E

CONSIDERATO IN DIRITTO

La Corte di appello di L'Aquila, con sentenza del 29 settembre 2022, ha confermato la sentenza del Tribunale di Teramo, pronunciata in data 8 novembre 2021, che aveva condannato Pompizii Fabrizio e Orlando Vittorio alle pene ritenute di giustizia per il reato di truffa. Ritenuto che i ricorsi presentati con un unico atto, con i quali si censura l'affermazione di penale responsabilità degli imputati per il delitto di truffa contestato, sono privi dei requisiti prescritti a pena di inammissibilità dall'art. 581, comma 1, lett.

d) cod. proc. pen. poiché a fronte di una motivazione coerente con le risultanze probatorie e logicamente corretta, i ricorrenti si limitano a dedurre l'insussistenza degli artifici e raggiri con affermazioni generiche e prive di un reale nesso critico con il percorso argomentativo delle sentenze di merito, non consentendo al giudice di legittimità di individuare i rilievi mossi ed esercitare il proprio sindacato; rilevato, pertanto, che i ricorsi devono essere dichiarati inammissibili, con la conseguente condanna di ciascuno dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali nonché, ravvisandosi profili di colpa nella determinazione delle cause di inammissibilità (Corte cost. n. 186 del 13/06/2000), al versamento in favore della Cassa delle ammende della somma di euro tremila, così equitativamente fissata in ragione dei motivi dedotti.

P.Q.M.

Dichiara inammissibili i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende. Così deciso, in data 18 aprile 2023 Il Consigliere estensore Il Presidente