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Ordinanza — n. 39977/2022 — snpen Generato dall'IA

Ordinanza — n. 39977/2022 — snpen · Corte di Cassazione

Numero d'incarto Ordinanza — n. 39977/2022 — snpen
Autorità giudiziaria
Giurisdizione Italia (IT)
Data della decisione

Sintesi Legislator

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La Corte d'appello di Roma, con la sentenza indicata in epigrafe, ha confermato la condanna di Maurizio Carboni, per fattispecie in materia di stupefacenti, comminata con sentenza del Tribunale di Roma del 10 luglio 2014 con esclusione dall'applicazione del comma quinto dell'art. 73 d.p.r. n. 309 del 1990.

Regesto Legislator

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art. 39 disp. att. cod. proc. pen, art. 613 cod. proc. pen, art. 616 cod. proc. pen; Ordinanza — n. 39977/2022 — snpen · Corte di Cassazione: 73 d.p.r. n. 309 del 1990.

Parole chiave

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dipendenza da sostanze stupefacenti traffico aggravato di stupefacenti permesso di promuovere un procedimento penale revisione in materia penale requisito della firma autografa consumo di canapa

Disposizioni normative citate

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art. 39 disp. att. cod. proc. pen
La giurisprudenza di legittimità ha altresì chiarito che è irrilevante, per la natura personale dell'atto impugnatorio, anche l'autenticazione, ad opera di un legale iscritto nel detto albo, della sottoscrizione del ricorso, che, ai sensi dell'art. 39 disp.
art. 613 cod. proc. pen
In merito le Sezioni Unite hanno altresì ritenuto manifestamente infondata la questione di illegittimità costituzionale dell'art. 613 cod. proc. pen., come modificato dall'art.1, comma 55, I.
art. 616 cod. proc. pen
All'inammissibilità del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali nonché della somma di euro quattromila in favore della cassa delle ammende, ex art. 616 cod.
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Testo completo

a seguente ORDINANZA sul ricorso proposto da: CARBONI MAURIZIO nato a ROMA il 19/02/1962 avverso la sentenza del 20/10/2021 della CORTE APPELLO di ROMA1 dato avviso alle partii udita la relazione svolta dal Consigliere FABIO ANTEZZA;

RITENUTO IN FATTO

E

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. La Corte d'appello di Roma, con la sentenza indicata in epigrafe, ha confermato la condanna di Maurizio Carboni, per fattispecie in materia di stupefacenti, comminata con sentenza del Tribunale di Roma del 10 luglio 2014 con esclusione dall'applicazione del comma quinto dell'art. 73 d.p.r. n. 309 del 1990.

2. Avverso la sentenza d'appello è stato proposto ricorso per cassazione inammissibile in quanto risulta sottoscritto personalmente dall'imputato in data successiva al 3 agosto 2017, nella piena vigenza della I. n 2013 del 2017 la quale, modificando gli artt. 571 e 613 cod. proc. pen., ha previsto che il ricorso per cassazione non possa essere più presentato dalla parte direttamente ma debba essere sottoscritto da difensori iscritti nell'albo speciale della Corte di Cassazione (Sez. U, n. 8914 del 21/12/2017, dep. 2018, Aiello, Rv. 272010). La giurisprudenza di legittimità ha altresì chiarito che è irrilevante, per la natura personale dell'atto impugnatorio, anche l'autenticazione, ad opera di un legale iscritto nel detto albo, della sottoscrizione del ricorso, che, ai sensi dell'art. 39 disp. att. cod. proc. pen., attesta unicamente la genuinità di tale sottoscrizione e la sua riconducibilità alla parte privata (Sez. 6, n. 54681 del 3/12/2018, Zhair, Rv. 274636; conf.

Sez. 3, n. 11126 del 25/1/2021, Marrazzo, Rv. 281475, Sez. 2 n. 19550 del 8/2/2022, Basone, in motivazione). Va difatti tenuta distinta la legittimazione a proporre il ricorso dalle modalità di proposizione, attenendo la prima alla titolarità sostanziale del diritto all'impugnazione e la seconda al suo concreto esercizio, per il quale si richiede la necessaria rappresentanza tecnica del difensore (Sez. 7, n. 25433 del 08/06/2022, in motivazione). In merito le Sezioni Unite hanno altresì ritenuto manifestamente infondata la questione di illegittimità costituzionale dell'art. 613 cod. proc. pen., come modificato dall'art.1, comma 55, I. n. 103 del 2017, per asserita violazione degli artt. 24, 111, comma 7, Cost. e 6 CEDU, nella parte in cui non consente più la proposizione del ricorso in cassazione all'imputato personalmente, in quanto rientra nella discrezionalità del legislatore richiedere la rappresentanza tecnica per l'esercizio delle impugnazioni in cassazione, senza che ciò determini alcuna limitazione delle facoltà difensive (Sez.

U, n. 8914 del 21/12/2017, dep. 2018 Aiello, Rv. 272011, la quale ha precisato che l'elevato livello di qualificazione professionale richiesto dall'esercizio del diritto di difesa in cassazione rende ragionevole l'esclusione della difesa personale, tanto più in un sistema che ammette il patrocinio a spese dello Stato).3. All'inammissibilità del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali nonché della somma di euro quattromila in favore della cassa delle ammende, ex art. 616 cod. proc. pen., che si ritiene equa valutati i profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità emergenti dal ricorso nei termini innanzi evidenziati (Corte cost. n. 186/2000).

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro quattromila in favore della cassa delle ammende. Così dec