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Sentenza — n. 4901/2022 — snpen Generato dall'IA

Sentenza — n. 4901/2022 — snpen · Corte di Cassazione

Numero d'incarto Sentenza — n. 4901/2022 — snpen
Autorità giudiziaria
Giurisdizione Italia (IT)
Data della decisione

Sintesi Legislator

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la seguente SENTENZA sul ricorso proposto da: PANARELLO GRAZIA nato a MESSINA il 15/04/1969 avverso la sentenza del 18/12/2020 della CORTE APPELLO di MESSINAvisti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso; udita la relazione svolta dal Consigliere GIUSEPPE DE MARZO; udito il Sostituto Procuratore generale, dott. Luigi Orsi, il quale ha chiesto dichiararsi l'inammissibilità del ricorso udito il difensore L'avvocato Romeo insiste per l'annullamento della sentenza impugnata. Ritenuto in fatto 1. Con sentenza del 18/12/2020 la Corte d'appello di Messina, riqualificato il fatto attribuito a Grazia Panarello come appropriazione indebita, ha rideterminato la pena inflitta, confermando la condanna al risarcimento dei danni in favore della persona offesa, Giovanni Tracuzzi.

Regesto Legislator

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Sentenza — n. 4901/2022 — snpen · Corte di Cassazione: Inoltre, anche sul piano soggettivo - e sempre a valle dell'interpretazione della volontà delle parti e della validità o non sul piano formale del negozio -, è rimasta del tutto inesplorata la verifica della consapevolezza dell'imputata di disporre di beni altrui e di perseguire un ingiusto profitto (v., per alcune indicazioni sul dolo richiesto dalla fattispecie incriminatrice, Sez. 2, n. 27023 del 27/03/2012, Schembri, Rv. 253411 - 0), dal momento che il tentativo del Tracuzzi, per il tramite della sorella nominata procuratrice speciale, di tornare in possesso dei beni non dimostra affatto la coscienza della Panarello di non essere legittimata ad alienare i beni oggetto dell'atto sopra indicato.

Parole chiave

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appropriazione indebita di beni demaniali appropriazione indebita e appropriazione di poca entità reati contro il patrimonio impiego illecito di valori patrimoniali volontà di appropriarsi della cosa prova dell'indigenza
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Testo completo

la seguente SENTENZA sul ricorso proposto da: PANARELLO GRAZIA nato a MESSINA il 15/04/1969 avverso la sentenza del 18/12/2020 della CORTE APPELLO di MESSINAvisti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso; udita la relazione svolta dal Consigliere GIUSEPPE DE MARZO; udito il Sostituto Procuratore generale, dott. Luigi Orsi, il quale ha chiesto dichiararsi l'inammissibilità del ricorso udito il difensore L'avvocato Romeo insiste per l'annullamento della sentenza impugnata. Ritenuto in fatto 1. Con sentenza del 18/12/2020 la Corte d'appello di Messina, riqualificato il fatto attribuito a Grazia Panarello come appropriazione indebita, ha rideterminato la pena inflitta, confermando la condanna al risarcimento dei danni in favore della persona offesa, Giovanni Tracuzzi.

2. Viene proposto ricorso per cassazione, affidato ad un unico motivo con il quale si denunciano vizi motivazionali e violazione di legge, in relazione alla ritenuta sussistenza degli elementi costitutivi del reato e al superamento della soglia del ragionevole dubbio, sottolineando che la Panarello, a seguito della sottoscrizione da parte del Tracuzzi della scrittura privata con la quale le «lasciava tutti i suoi averi» aveva legittimamente ritenuto di poter disporre del bene al quale si riferisce il capo di imputazione, ossia un carretto siciliano artigianale.

Considerato in diritto 1. Il ricorso è fondato. Al riguardo, si osserva, sul piano oggettivo, che la Corte territoriale non poteva limitarsi ad un'interpretazione perplessa quanto al contenuto del negozio ["... le parole utilizzate ('dichiaro di lasciare tutti i miei averi') fanno pensare ad una disposizione testamentaria e non a una donazione], ma aveva il dovere di condurre un esame del testo proprio alla luce delle ragioni che avevano indotto il Tracuzzi al compimento dell'atto. E pertanto i giudici di merito avrebbero dovuto argomentare -nella prospettiva della verifica degli elementi costitutivi del reato attribuito alla Panarello - in ordine alla natura del negozio (se inter vivos o programmaticamente destinato a produrre i suoi effetti dopo la morte del disponente) e, nel primo caso, interrogarsi sulla stessa esistenza di un intento di liberalità (giacché non tutti gli atti a titolo gratuito costituiscono donazioni).

Inoltre, anche sul piano soggettivo - e sempre a valle dell'interpretazione della volontà delle parti e della validità o non sul piano formale del negozio -, è rimasta del tutto inesplorata la verifica della consapevolezza dell'imputata di disporre di beni altrui e di perseguire un ingiusto profitto (v., per alcune indicazioni sul dolo richiesto dalla fattispecie incriminatrice, Sez. 2, n. 27023 del 27/03/2012, Schembri, Rv. 253411 - 0), dal momento che il tentativo del Tracuzzi, per il tramite della sorella nominata procuratrice speciale, di tornare in possesso dei beni non dimostra affatto la coscienza della Panarello di non essere legittimata ad alienare i beni oggetto dell'atto sopra indicato.

Per le superiori ragioni, la sentenza impugnata va annullata con rinvio per nuovo esame alla Corte d'appello di Reggio Calabria.

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata con rinvio per nuovo esame alla Corte di Appello di Reggio Calabria. Così deciso il 17/12/2021 Il Consigliere estensore Il Presidente Giuseppe De Marzo Stefus Palla , t CORTE DI CASSAZIONE V SEZIONE PENALE DEPOSITATA