Ordinanza — n. 43366/2021 — snpen · Corte di Cassazione
Sintesi Legislator
Generato dall'IAa seguente ORDINANZA sul ricorso proposto da: CADIRI MASSIMO nato a CATANIA il 13/11/1991 avverso la sentenza del 12/04/2021 del TRIBUNALE di CATANIAclat-e-av.v-istratte-papti; udita la relazione svolta dal Consigliere ANTONIO COSTANTINI; FATTO E DIRITTO 1. Con ricorso affidato al difensore di fiducia, Cadiri Massimo impugna la sentenza indicata in epigrafe con la quale, a richiesta delle parti, gli è stata applicata la pena un anno, undici mesi e giorni dieci di reclusione ed euro 1.600 di multa in ordine al delitto di cui all'art. 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309.
Regesto Legislator
Generato dall'IAOrdinanza — n. 43366/2021 — snpen · Corte di Cassazione: Con ricorso affidato al difensore di fiducia, Cadiri Massimo impugna la sentenza indicata in epigrafe con la quale, a richiesta delle parti, gli è stata applicata la pena un anno, undici mesi e giorni dieci di reclusione ed euro 1.600 di multa in ordine al delitto di cui all'art. 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309.
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a seguente ORDINANZA sul ricorso proposto da: CADIRI MASSIMO nato a CATANIA il 13/11/1991 avverso la sentenza del 12/04/2021 del TRIBUNALE di CATANIAclat-e-av.v-istratte-papti; udita la relazione svolta dal Consigliere ANTONIO COSTANTINI; FATTO E DIRITTO 1. Con ricorso affidato al difensore di fiducia, Cadiri Massimo impugna la sentenza indicata in epigrafe con la quale, a richiesta delle parti, gli è stata applicata la pena un anno, undici mesi e giorni dieci di reclusione ed euro 1.600 di multa in ordine al delitto di cui all'art. 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309.
2. Il ricorrente deduce vizi in ordine al mancato riconoscimento delle attenuanti generiche.
3. Il ricorso deve essere dichiarato inammissibile con procedura de plano perché la censura esula da quelle che, a seguito delle modifiche apportate al codice di rito dalla legge n. 103 del 2017, entrata in vigore il 3 agosto 2017, possono essere proposte, con il ricorso per cassazione avverso la sentenza di applicazione pena su richiesta delle parti. Il ricorso per cassazione, invero, è ammesso ai sensi dell'art. 448, comma 2-bis cod. proc. pen. solo per motivi attinenti all'espressione della volontà dell'imputato, al difetto di correlazione tra la richiesta e la sentenza, all'erronea qualificazione giuridica del fatto e all'illegalità della pena o della misura di sicurezza, nessuno dei quali dedotto dal ricorrente.
Al di fuori di dette ipotesi, la Corte di cassazione dichiara, pertanto, l'inammissibilità del ricorso con procedura semplificata e non partecipata in base al combinato disposto dello stesso art. 448, comma 2-bis e dell'art. 610, comma 5-bis,seconda parte, cod. proc. pen., previsione che si colloca in rapporto di specialità rispetto a quella di cui alla prima parte dell'art. 610, che dispone, invece, la trattazione in forma partecipata (artt. 610, comma 1, e 611 cod. proc. pen.) dei ricorsi che investono la motivazione del provvedimento impugnato.
4. All'inammissibilità del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della cassa delle ammende che si reputa equo determinare nella misura di euro 3.000,00. P. Q. M. Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della cassa delle ammende. Così deciso il 30/09/2021 Il Consigliere relatore Il Presidente